Bruxismo e osteopatia, cosa fare!

In questo articolo analizzeremo insieme l'approccio osteopatico ad una problematica molto comune. Il buxismo.



Il bruxismo è un comune condizione definita come “para funzione masticatoria”. Può essere divisa in due macro categorie conosciute come bruxismo statico o serramento e il bruxismo dinamico o digrignamento.


Questa comune sintomatologia può essere causata da diversi fattori esterni quali l’abuso di farmaci, sostanze come caffeina, tabacco, ma anche essere sostenuti da stati pscichici alterati, come semplici manifestazioni di stress. 


Tra le cause più comuni di bruxismo notturno sicuramente vanno nomenclate le malocclusioni in generale o le alterazioni posturali. Anche il subentrare di traumi (anche a distanza dalla mandibola) possono essere causa e fattore scatenante di un bruxismo notturno. 


Tale condizione è però evidenziabile attraverso sintomi subdoli che il paziente può scoprire in autonomia se presta attenzione ad alcune semplici cose.

I sintomi da considerare sono generalmente la perdita di altezza verticale dei denti o la perdita dello smalto dentale. 


Il dolore localizzato nella regione della mandibola o nella zona temporale (spesso mattutino) è un altro segno frequentemente riscontrabile in pazienti che soffrono di questa condizione.

Spesso, il mal di testa mattutino può essere un segno.


A volte il paziente presenta una lingua tagliata in diversi punti e riferisce di mordersi spesso la guancia durante il giorno o quando mangia.


Ci sono diverse teorie dietro l’eziologia del bruxismo.

In un ottica funzionale alcuni autori definiscono il bruxismo come un -auto-limamento dei denti- al fine di poter eliminare le alterazioni occlusali che sono presenti. I muscoli ingaggiati in quest’attività sono sicuramente il muscolo temporale e il muscolo massetere, entrambi deputati a serrare la mandibola.


Considerando un approccio olistico è stato inoltre evidenziato che anche la presenza di problemi oculari o dell’orecchio possano innescare un bruxismo notturno. 

Qui si creerebbe appunto un meccanismo disfunzionale atipico volto a compensare appunto la diminuzione di vista dell udito o dell’equilibrio.


In quest’ottica, diminuendo sempre di più l’altezza dei denti si può creare un alterazione importante e non reversibile della masticazione, respirazione, fonazione o deglutizione.

 A quel punto solo un intervento ortodontico potrà essere d’aiuto. 


Date le sue diverse eziologie, al consulto osteopatico verrà definita la causa più probabile di questo disturbo attraverso una valutazione manuale per provare a comprendere quale struttura all interno del sistema del paziente sta in quel momento mantenendo la disfunzione mandibolare. 


Da qui verrà valutata la possibilità di collaborare con un odontoiatra se il quadro risulta non appropriabile esclusivamente dal profilo manuale per offrire al paziente la migliore terapia integrata.


Il ruolo dell’osteopata in questo caso è quello di comprendere cosa nel meccanismo cranio cervico mandibolare è andato incontro a disfunzione e cosa sta mantenendo sveglio il problema. 


Da qui il trattamento manuale sarà singolare e mirato. Rivolto generalmente alle strutture connettive delle ossa del cranio, della faccia, della muscolatura mandibolare, cervicale etc.

Eventuali esercizi attivi del paziente possono essere consigliati per mantenere l’efficacia del trattamento nel tempo. 

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